Mercoledì 3 giugno presentazione attività in Benin
Il prossimo 3 giugno alle ore 21:00 presso la sala Millefiori della Misericordia di Badia di via Chiantigiana verrà presentata l'atività che un gruppo di volontari sta svolgendo in Benin.
Riportiamo una recente presentazione sulle attività di Stefano Brucoli, noto a tutti noi per l'attività svolta per lungo tempo come Medico sulle nostre unità mobili di rianimazione.
Recentemente mi sono recato con un gruppo di volontari nella Repubblica del Benin, per allestire un piccolo Pronto Soccorso nella citta di Parakou, 400 Km all'interno nello stato africano.
Il Benin si trova in Africa occidentale fra il Togo, la Nigeria, il Niger e il Burkina Faso. Si affaccia sul Golfo di Guinea. E' uno stato dove l'economia si basa quasi esclusivamente sulla coltivazione del cotone e un pò dei cereali. Non ha altre risorse, quindi non interessa a nessuno nel bene e nel male.
Personalmente non sapevo niente di Africa ne, in particolare, del Benin. Ho avuto l'occasione di conoscere un sacerdote nativo di Parakou e a seguito di questo incontro  è iniziata questa avventura. Il gruppo inizialmente era composto da quattro persone: un mio collega chirurgo odontoiatra, un vecchio amico di San Vito di Cadore imbianchino, il sottoscritto e il parroco. Poi il gruuppo si è allargato e siamo partiti in undici volontari, di cui tre medici ed un odontoiatra. orphelina3.jpg
Gli scopi principali del viaggio erano di allestitre il suddetto Pronto Soccorso in una delle zone  fra le più povere di questo agglomerato urbano che conta circa 500.000 persone, e di portare aiuti ad un orfanotrofio dove le condizioni dei bambini sono purtroppo drammatiche.
Siamo riusciti, non senza difficoltà, a portare con noi circa 500 Kg fra medicine e vestiario e un lettino da ambulatorio.
Il viaggio è stato piuttosto pesante: dalla città di Cotonou, dove si trova l'aeroporto, abbiamo percorso circa 400 km in sette ore a bordo di vecchie automobili;  il gran caldo, l'umidità elevata e le pessime condizioni delle strade, hanno reso piuttosto difficile il nostro percorso. Purtoppo la viabilità non è infatti molto agevole; le uniche strade asfaltate sono la principale che attraversa tutto il paese e alcune nella capitale. Per il resto le strade sono sterrate, praticamente tutte di sabbia.
Le condizioni igienico sanitarie che abbiamo trovato sono disastrose. Non esistono fogne, i bagni sono una rarità che hanno  pochi privilegiati, e i rifiuti urbani vengono bruciati giornalmente dagli abitanti vicino alle proprie case.
I rischi principali per noi europei sono rappresentati dalla malaria, da infezioni gastroenteriche, dal tifo, dal colera, dalla febbre gialla, dalla meningite dall'epatite A e B e, in una bassa percentuale, da HIV.
La sanità pubblica non esiste e una visita medica privata costa circa mezzo stipendio di un anno di un operaio. Purtroppo la maggioranza della popolazione si difende quindi con rimedi naturali.
In circa una settimana abbiamo visitato circa 600 persone fra adulti e bambini. Abbiamo effettuato prestazioni di medicina generale, urgenze odontoiatriche e piccoli interventi di chirurgia, il tutto con i pochi mezzi che eravamo riusciti a portare con noi. Il 70% delle persone che abbiamo visitato erano affette da malaria a vari stadi evolutivi, diversi erano affetti da malattie dell'apparato respiratorio dovute alla polvere che è presente per nove mesi all'anno, parassitosi intestinali e cutanee, malattie a trasmissione sessuale, diarrea, dolori alle ossa e alle articolazioni dovuti alla cattiva postura che le donne hanno nello svolgimento di lavori pesanti, e malattie dell'apparato cardiovascolare.
Ci sarebbero ancora tantissime cose da raccontare, tantissime emozioni da condividere, ma concludo dicendo che l'esperienza per me è stata molto bella, ricca di soddisfazioni personali che ormai in Italia sono difficili da trovare, e che sono tornato con una visione diversa della realtà che mi circonda. Ho infatti imparato a capire che spesso quelli che noi definiamo problemi, in realtà non sono niente in confronto a quelli che sono i veri problemi del mondo, che peraltro queste persone affrontano con una serenità che è per noi impensabile.